Antonio

Antonio Megalizzi. Un ricordo del reporter ucciso a Strasburgo.

Antonio era solo un ragazzo, con un sogno. Quello di un media service di giovani che si occupasse di Unione Europea, il sogno di un’Europa libera.

Antonio fu ucciso da un proiettile alla testa a soli 29 anni, durante l’attentato di Strasburgo dell’11 dicembre 2018.

Ho avuto la fortuna di conoscere Antonio personalmente, se pur per pochi giorni. Di toccare con mano la sua intelligenza, la sua ironia, la sua determinazione. E ho pianto quando l’ho visto andarsene e pagare il prezzo di un mondo ingiusto.

Oggi (21 agosto) è la Giornata internazionale dedicata alle vittime del terrorismo e quindi non potevo non dedicare a lui una pagina di questo mio blog che sicuramente non gli renderà il giusto onore. Quando appresi della sua morte scrissi un articolo che il giornale per cui lavoro, Lucca in Diretta, mi pubblicò; un articolo che ricondividerò qui, per Antonio e per tutti quelli come lui che hanno lottato fino alla fine.

Uno di noi, Antonio.

“Ciao Antonio, non sono una tua amica, perché si sa che l’amicizia comprenderebbe tutta quella serie di sfumature e di legami che io e te non avevamo, sono una tua conoscente: più volte abbiamo condiviso la stessa passione. Colleghi, Antonio.

Ti scrivo a nome di tutti i giovani che, come me, in qualche modo cercano di arrabattarsi un posto in questo mestiere, con i loro sforzi e le loro fatiche. A nome di quelli che ci vogliono credere anche quando, come adesso, sembra impossibile. Di solito questi fatti sono lontani, li sentiamo alla televisione, sembrano congelati. È quasi surreale che questa volta sia tutto così vicino e che bruci, tanto.
Ci leggerai Antonio, io lo so.

Era il 2017, a Perugia, Festival internazionale del giornalismo. Io per RadioEco, la radio dell’università di Pisa, inesperta e alle prime armi, tu già un passo avanti, per Radiophonica, il progetto internazionale promosso da RadUni. Una sera eravamo in piazza tutti insieme. Quanta gente, te lo ricordi? Era uno di quei momenti in cui la stanchezza non la senti, il freddo neppure. Uno di quei momenti in cui il cuore batte sempre un po’ più forte perchè ti senti a casa, circondato dalla tua stessa gente, dalle urla di tutti quei giovani che sono lì, insieme a te, tra qualche bicchiere di troppo. Ma cosa importa.

Era già tardi quando ti sei improvvisato mediatore di uno stupido gioco fatto di domande imbarazzanti e sondaggi improponibili. Tutti in cerchio, seduti per terra: chi da Verona, chi da Roma, chi da Pisa, chi da Lucca. A gambe incrociate su quelle mattonelle di pietra fredda, di fronte alla scalinata. Una di quelle serate in cui siamo un po’ tutti amici, perché non c’è legame più forte di quello che unisce persone con gli stessi desideri.

Ho avuto la fortuna di poter sentire da vicino il tuo entusiasmo e la tua ironia disarmante che è riuscita a coinvolgere anche me, che di solito mi chiudo nel mio angolino. Me che non conoscevo quasi nessuno.
Di quelle serate porterò sempre nel cuore la magia di tutte quelle speranze unite per qualcosa di migliore. Lì mi sono convinta che in qualche modo avrei intrapreso questa strada: mi sentivo un po’ meno sola, più forte. Quindi, è anche grazie al coraggio della tua esperienza e della tua carriera interrotta Antonio se, stasera, sono qui a scriverti.

Questo mondo gioca al male, quel male che ti ha ucciso. Ha ucciso te Antonio, che invece, come ogni guerriero che si rispetti, combattevi per il bene e un po’ ha ucciso anche noi. Ne avevamo uno buono e quel maledetto proiettile ce l’ha portato via. La tua vita spezzata si è presa le nostre illusioni, la tua morte, così assurda, ci rende tutti un po’ inermi.

Ho fatto parte di RadioEco per due anni, ho sentito parlare del tuo amore per l’Europa, per la politica, per il giornalismo. Poi c’era il tuo sogno: quello di farcela. Di farcela, da Strasburgo, a creare un media service di giovani che si occupi proprio di Unione Europea.
In un mondo giusto ce l’avresti fatta Antonio, ne sono sicura. Avresti dato uno spazio a tutte le nostre voci.

Non lo so dove sei, cosa fai, se ci senti, ma mi auguro che tu possa vederci mentre non ci arrenderemo. Fai il tifo per noi da lassù e ogni tanto facci scendere qualche goccia di fortuna, ne avremo bisogno. Mi auguro che tu possa sospirare alla tua famiglia, ai tuoi amici, tutta la forza che avevi per non mollare. Che tu possa mantenere sempre vivo l’amore per la tua fidanzata, a cui, da ragazza, sono molto vicina, anche se non la conosco.

Lo dico a nome di RadioEco, tutta unita per te in questo momento, a nome di quell’Europa di pace che progettavi con passione, a nome di tutti i giovani con un’idea, a nome dell’informazione pulita: porteremo avanti il tuo sogno e non ci fermeremo. La nostra è una promessa. Tutto questo non sarà inutile. Abbiamo solo bisogno di una piccola pausa per respirare.

Hanno ucciso te Antonio, ma non potranno mai spegnere la luce dei tuoi pensieri. Tu sarai in ognuno di quelli. Uno di noi, Antonio”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *