Ddl Zan

Il Ddl Zan nega la libertà di espressione?

Sarebbe anche l’ora, in effetti, che offendere, etichettare e giudicare un omosessuale, non fosse più permesso. E qui entra in gioco proprio il Ddl Zan. Perchè voi, che credete ancora che Gesù fosse moro, bianco e figo, mi avete, tra l’altro, di molto rotto quelle parti intime che non ho. Oggi va di polemica, perché stare zitta in questi casi per me è un po’ come avere il baratto di Nutella aperto sul tavolo e non mangiarne neppure un cucchiaio: impossibile.

Partiamo dal principio. Tra i lavori di una giornalista c’è anche quello che viene comunemente definito Desk, ovvero il ‘passare’ le notizie già scritte dagli uffici stampa sul database del giornale, adeguarli stilisticamente e poi ripubblicarli sotto la dicitura ‘Di redazione’. Qualche giorno fa mi è capitato di leggere alcune dichiarazioni rilasciate da due consiglieri del centro-destra lucchese riguardo il Ddl Zan. Per chi non lo sapesse, il Ddl Zan è la legge contro le discriminazioni e le violenze per orientamento sessuale, genere e identità di genere, chiamata così perché prende il nome dal suo relatore: Alessandro Zan (Pd).

Dichiarazioni che, se proprio volessi essere franca, definirei… non so come le definirei. Perchè non si può, a parer mio, nel 2020, permettersi di giudicare ed avere la pretesa di decidere qualche tipo di amore sia giusto e quale tipo di amore sia sbagliato.

Nel comunicato si richiedeva al Comune di Lucca di dire No ad un decreto Che vuole imbavagliarci“. Imbavagliarci perché, a detta loro, addittura metterebbe in discussione l’articolo 21 della Costituzione, che mi auguro tutti sappiate essere l’articolo che sancisce il diritto alla libertà di espressione. Libertà che, tra l’altro, ho sempre pensato non fosse giusto concedere proprio a tutti tutti.

Il Ddl Zan quindi è contro la nostra civiltà?

Per quanto mi riguarda, il Ddl Zan è piuttosto una legge che sancisce, finalmente, il diritto al rispetto. Il rispetto dell’altrui natura. Il rispetto di amare chi ci pare e come ci pare, il rispetto di non essere definiti nè giusti nè sbagliati. L’obbligo a tapparsi la bocca se non si ha niente di poi così interessante da dire.

Frena. Non sto dicendo che non condividere i rapporti omosessuali sia sbagliato, anzi. Ognuno ha, purtroppo, i suoi dogmi, la sua educazione, il proprio pensiero. Sto dicendo che la linea più corretta sarebbe quella di vivere la propria opinione senza permettersi di giudicare, o di bandire quasi, quello che non rientra nei nostri canoni. E vi giuro che è possibile. Basta farsi una valangata di ‘cavoli’ propri. Che non sono quelli per la zuppa.

Se l’Italia fosse un paese civile infatti, non ci sarebbe neppure bisogno di pensarla una legge del genere.

“Dobbiamo insegnare ai bambini che tutti hanno una mamma e un babbo”, vedo scritto. Ma ‘un’è’ mica vero sapete? Ai bambini bisognerebbe piuttosto insegnare che la vita, a volte, succede. Che ci sono tanti modi di amare perché l’amore, anche quando cambia forma, resta sempre amore.

Oppure, ancora peggio, leggo: “Un maschio è un maschio e una femmina è una femmina”. Ma sarò un po’ quel che mi pare tipo? Io quando ero piccola giocavo a calcio ma ero comunque una femmina. Non sono diventata lesbica come tanti di voi potrebbero credere essendo debiti allo stereotipo più comune.

Non è che Ci prendiamo troppo sul serio?

Alla luce di queste parole, in risposta direi semplicemente che sarebbe giunta l’ora di scendere un attimo dal piedistallo. Perché ci diamo così tanta importanza da arrivare addirittura a pensare di poter sancire quello che va bene e quello che non va bene. Personalmente non mi pongo neanche la domanda, in quanto essere umano parteicipe di un’esistenza finita. Un bacio rimane un bacio. Dato a un uomo, a una donna, sempre un bacio è. Sempre un bacio sarà.

Sarebbe piuttosto doveroso che un Comune, con consiglieri annessi, si preoccupasse di risolvere problemi che vanno ben oltre l’omosessualità. Ad esempio il mancato supporto alle donne vittime di volenza, la povertà, gli episodi di odio. Togliere il marcio, non seminarne di più.

Una politica che giudica un omosessuale funziona?

Quando un’ideologia politica e la voglia di vincere le elezioni arrivano a fare della guerra all’omosessualità un’arma per raccattare consensi, il nome giusto è delirio di onnipotenza. Nudo e crudo. Senza sè e senza ma. Mi viene quasi da pensare che a livello personale non abbiate abbastanza idee a disposizione da offrire e siate quindi costretti a rifarvi giudicando gli altri. Ma mi auguro per voi che non sia così.

Io non ho mai avuto la fortuna di parlare con questo Dio tanto famigerato. Non è mai sceso a dirmi cosa fosse secondo natura e cosa no. Non mi ha mai detto che due donne che si amano non vanno bene. Voi avete la verità in tasca? Io non credo.

Credo piuttosto che la politica sia una scienza, che vada imparata e poi applicata in maniera onesta e regolare. Che non debba fomentare odio verso quello che è diverso. Che anzi debba lavorare per arginare quanto più possibile le discriminazioni di ogni tipo. Punire chi, effettivamente, merita di essere punito. Colpire gratutitamente qualcuno per il tipo di amore che porta con sè è più vintage della macchina da cucire che tiene in casa mia nonna. Gran pezzo d’arte tra l’altro. Lei.

Quindi no, una politica che giudica un omosessuale non funziona.

ci serve il Ddl Zan?

Il Ddl Zan potrebbe essere la svolta di un Paese che ci prova ad essere civile. Che impara a non guardare sotto le lenzuola degli altri perché ognuno deve vivere la sua intimità come meglio crede. Ho conosciuto da vicino la sofferenza di chi viene sempre visto con occhi sbagliati perché omosessuale, transessuale, perché ‘nocivo per i bambini’, per le famiglie.

Le famiglie sono dove si dona amore, fine. Quindi se siete uomini e amate un uomo, se siete donne e amate una donna, sapete che vi dico? Sti cazzi! Tanto domani a ‘lavorà’ io ci devo ‘andà’ lo stesso. E non avrò mai la pretesa di categorizzare l’amore, perché quello è bellezza infinita da ogni angolo lo si guardi.

A conclusione, se la libertà di espressione che tanto ci tenete a difendere dovete usarla per tentare ancora una volta di nascondere quello che esiste, per far prevalere un modello di giustizia che a preiscindere esclude quello semplicemente è, sapete che vi dico? Che è bene che non l’abbiate.

Non condividete l’omosessualità? Perfetto. Createvi l’esistenza che meglio ritenete nel vostro piccolo, perché piccoli siamo. Ce ne dobbiamo fà una ragione. Ma il diritto di giudicare le scelte di vita altrui e offendere anche, quello nessuno ve l’ha mai dato. Perché se per libertà di espressione intendete questo, qualcosa ancora non va.

Cos’è il Ddl Zan

Il disegno di legge arriva a Montecitorio il 3 agosto ed è frutto della sintesi di cinque proposte (Boldrini, Zan Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) in un testo unico che ha come obiettivo quello di di estendere la normativa già esistente sui reati d’odio.

La proposta prevede infatti modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, al decreto-legge 26 aprile 1993, numero 122 (noto come legge Mancino), all’articolo 90-quater del codice di procedura penale e al decreto legislativo 9 luglio 2003, numero 215. La legge istituisce inoltre una Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.

Il testo unificato è stato adottato il 14 luglio 2020 dalla Commissione giustizia della Camera ed è ora pronto per il voto. In commissione hanno votato a favore tutti i partiti di maggioranza, Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro, mentre Forza Italia non ha partecipato al voto mostrando la propria ‘apertura’. Inutile sottolineare che la Chiesa si sia opposta a tutto ciò.

urlate, se serve e fatevi sentire. Cambiatelo questo mondo.

E se volete raccontare la vostra storia contattatemi, sarò ben felice di ricondividerla.

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