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Revenge-Porn e sessualità, il caso della maestra d’asilo

Dal 2019 in italia il revenge-Porn è un reato a tutti gli effetti e bisogna narrarlo nel modo giusto: “non è il nudo femminile che istiga al crimine bensì la società maschilista che ti permette di pensare che sia giusto farlo”, dice Carlotta Vagnoli

E’ successo un’altra volta. Ormai parlare di questo è talmente scontato che neanche i titoli ci fanno più impressione. La vittima, perché è di vittima che si tratta, questa volta è una maestra d’asilo. Vittima di cosa? Del veleno del suo ex fidanzato.

Da quando lui ha reso pubblico su alcune chat il video hard di lei girato in momento di intimità fra i due, la donna non ha più diritto ad una dignità. E questo perché in Italia c’è ancora chi crede che la colpa in questi casi non sia dell’uomo. Si legge infatti: “E’ colpa sua, ha sbagliato ad inviarlo”.

Niente di peggio delle donne contro le donne

Ma di ancora più sconcertante c’è il fatto che a gridare allo scandalo sia stata un’altra donna: la moglie di uno degli amici dell’ex fidanzato della ragazza. Avrebbe riconosciuto nel video trovato sul telefono del marito il volto della la maestra d’asilo di suo figlio.

E che ha fatto? Invece di prendersela con quel gruppo di uomini (?) di cui il marito faceva parte, ha spedito la foto a tutte le altre mamme. Perché appunto la puttana sarebbe lei che aveva girato un video per il suo fidanzato. Troppo bello e ‘poco italiano’ se si fosse resa conto che il vero male, quello da prendere a schiaffi, dormiva nel letto accanto al suo. Per la serie ‘Quando la gelosia ti acceca’.

Che cos’è il revenge-porn?

“La possessività è alla base di questo sistema. Si pensa infatti di possedere la reputazione e l’immagine dell’altra persona che, spoilerone, nel 90% dei casi è una donna”.

Carlotta Vagnoli

Parliamo di condivisione non consensuale del materiale intimo, disciplinata d auna serie di articoli facenti parte del Codice Rosso, entrato in vigore in Italia il 9 agosto 2019.

La pubblicazione avviene solitamente con lo scopo di umiliare la donna che si ‘allontana dall’ovile’ per vendetta. Proprio per questo motivo le immagini sono spesso accompagnate da sufficienti informazioni per identificare il soggetto ritratto.

In alcuni paesi del mondo il revenge-porn è un vero e proprio reato: Australia, Germania, Israele, Regno Unito, Italia e in più di metà dei paesi degli USA. Chi commette tale reato può essere accusato di molestia, violazione della privacy, diffamazione e, nei casi più gravi, di istigazione al suicidio.

Ma in Italia il rovescio della medaglia è all’odine del giorno. Perché la donna, da vittima, diventa carnefice di sé stessa e responsabile del suo male. Seguono l’emarginazione e la solitudine, perché quando ci pare abbiamo tutti il senso del pudore. Ecco quindi lo Slut-Shaming.

Che cos’è lo Slut-Shaming?

In Italiano Slut-Shaming si traduce con stigma della puttana. Strettamente legato al revenge-porn, è un neologismo nato in ambito filosofico-femminista per definire l’atto di far sentire una donna colpevole o inferiore a causa del suo desiderio sessuale. Le donne sono sottoposte allo slut-shaming anche quando si vestono in maniera provocante. In poche parole, basta essere un po’ fuori posto per essere una ‘puttana’.

La conseguenza più diretta sono la solitudine, i giudizi pressanti e la successiva emarginazione. In altre parole, possiamo essere sensuali, ma non troppo sensuali. Di comandare il nostro corpo non ci è concesso.

Tra gli eventi rilevanti c’è la marcia di protesta SlutWalk inaugurata a Toronto in risposta alla vicenda in cui un agente di polizia locale disse ad un gruppo di studentesse che avrebbero potuto evitare la violenza sessuale se non si fossero vestite: “Come troie”.

Dal Revenge-Porn allo Slut-Shaming quindi , passando però dal Victim-Blaming.

Che cos’è il victim-Blaming?

E’ la colpevolizzazione della vittima. Un perfetto esempio ne è la maestra d’asilo in questione, colpevolizzata per aver inviato i video al suo ex ragazzo e poi pure licenziata.

Il termine è stato coniato da William Ryan con la pubblicazione nel 1971 del suo libro Blaming the victim. Gli studi di Ryan dimostrarono che è molto più frequente che la vittima venga colpevolizzata se appartiene a categorie sociali medio-basse, o a un gruppo etnico discriminato.

In soldoni, se flirti con una minigonna e ti stuprano, te la sei solo cercata.

Il caso della maestra d’asilo

“‘E’ dunque l’ennesimo caso di violenza di genere perché si tende ancora una volta a non responsabilizzare il genere maschile di un problema culturale che fa di ogni donna un potenziale oggetto.

Carlotta Vagnoli

Ricordiamoci che siamo in un Paese in cui alla donna non è permesso di esprimere liberamente la propria sessualità: “Lui ha sbagliato, ma lo ha fatto per goliardia da uomo. Con lui ho anche litigato per questo episodio. Però non posso tollerare che chi si occupa dei miei figli faccia certe cose. Con il mio amico si frequentavano solo da poche settimane. Se mandi filmati osè devi mettere in conto il rischio che qualcuno li divulghi“.

“Perché diamo voce a persone di questo tipo? Non deve diventare un dibattito. C’è una legge e basterebbe quella. La prima cosa da fare per arrivare all’emancipazione della sessualità femminile è cambiare la narrazione dei fatti

Carlotta Vagnoli

Dobbiamo iniziare noi donne per prime quindi a considerare il Revenge-Porn come un reato. Perché un uomo che lo commette non è semplicemente goliardico, neppure se è il nostro. E’ un uomo consapevole di quello che sta facendo, un uomo che non sopporta che una donna sia sessualmente libera e alla prima occasione lo farà anche con noi.

E’ così. Ancora siamo nell’ottica in cui il corpo femminile sia considerato solo in base alla visione maschile della sessualità. Ma nessun altro, se non noi donne per prime, può lottare affinché la libera sessualità sia un diritto. Non è vero che una maestra d’asilo non può essere donna provocante quando le pare, ma è vero che il suo e compagno ha commesso un reato. E questo si dovrebbe scrivere.

Per saperne di più sul Revenge-Porn, seguite @carlottavagnoli su Instagram.

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