smart working

Smart Working si o no? Io direi di No.

Questo smart working sta diventando troppo lungo. e poi c’è lui, il dramma: ‘tanto sei a casa No?’ E lei, la grande assente: Una pausa.

Ormai sono un tutt’uno con il computer. Mi sveglio ed è lì, già acceso e pronto per uno smart-working inziato ancora prima del lockdown. Perché si sa che i giornalisti terroristi le sanno sempre tutte prima.

Da quel ‘Domani state a casa, non venite in reda che tanto ci rinchiudan tutti’, è iniziato qualcosa che non sono sicura abbiamo molto senso.

Ma non sei contenta di lavorare da casa?

Quindi niente, scrivania alla mano, tazza di caffè e via. Come no. Sarebbe facile…

Invece lavorare da casa non è semplice proprio per niente. Per chi ha figli poi non oso immaginare. Perché lavorare è anche un momento proprio e personale, dove nessuno ti rompe. In casa invece devi sentire per forza tutto e cercare il terrazzo per telefonare in pace.

La grande assente di tutto questo ovviamente è lei: la pausa. E’ sorto infatti uno strano meccanismo secondo cui se sei in smar -working non puoi neppure alzarti per cambiare posizione. Sei più in gabbia di quando vai in ufficio e il capo ti guarda. Eppure in camera tua o sul tavolo di cucina nessuna ti guarda. Se non il cane, il fratello, che saluta la mamma, che poi chiama il babbo, che urla alla nonna, che non sente.

E che fai poi? L’idraulico e il tecnico di Sky non li accogli? Quello della caldaia? ‘Oggi arriva il corriere, meno male che ci sei te a casa”. Si infatti…

Direi tutto perfettamente silenzioso e regolare.

Le donne (quelle come me) e il dramma del lavoro da casa

Non lo volevo dì, ma lo dico: io mi voglio truccare. Ecco, l’ho detto. Lo smart working mi ha tolto anche quelle voglia di rossetto che ogni tanto ci vuole. Ma un po’ di mascara per la riunione su Skype che fai? Non te lo metti?

Poi vuoi mettere lo sfogo nel tragitto casa-lavoro? Quello dove offendi tutti quelli che non sanno guidare per la via e suoni il clacson a dritto? Dove accelleri il passo perché sei in ritardo o ti godi un caffè in compagnia? Ridatemi un caffè in santa pace vi prego. Perché tutti quelli che bevo in casa li rovescio automaticamente sul computer. Sono programmata ormai.

‘Scrivi questo, fai quello’. Ma sono le 13, a pranzo mai? Ei, ti piacerebbe. Il più tremendo di tutti però è lui, il ‘tanto sei a casa’. Quindi posso chiamarti, riempirti di audio e stressarti se non rispondi. Tanto sei a casa. ‘Me li pieghi i panni per favore? Tanto sei a casa’. Praticamente lavori 14 ore.

I vestiti nell’armadio invece chi se li mette? Comoda eh la tuta. Ma che ansia.

Il gatto e il cane invece? Fuori-dentro, dentro-fuori. Oh guarda, brucia la pasta sul fornello. Nel mentre squilla anche il computer. Ma pensa.

E’ dura

Questo è un lockdown infinito. A risparmio quello si, ma infinito. L’unica cosa che non mi manca è il traffico assurdo delle 18,30.

Io voto per l’ufficio, il rossetto, i colpi di clacson e le chiacchere. Voto no allo smart working perché mi leva un po’ la ‘gioia di vive’.

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